Fattoria Selvapiana

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Federico Giuntini

L’importanza del travaso per una buona riuscita dei vini della Fattoria di Selvapiana

Quando parliamo di vinificazione dobbiamo pensare a una serie di fasi che devono essere eseguite in modo metodico ma che allo stesso tempo non sono mai uguali, infatti ad ogni vendemmia cambiano moltissimi fattori che devono essere tenuti in considerazione. E questo è ancor più vero nel caso si producano vini nel rispetto del territorio e della stagionalità. Il travaso è una di quelle fasi di cui si sottovaluta spesso l’importanza, ma ha un significato ben preciso ed è tutt'altro che improvvisato. Nello specifico, il travaso consente di eliminare i sedimenti dal liquido ottenuto dalla fermentazione, ovvero residui di bucce, di vinaccioli, ma anche di lievito ed altro. Queste sostanze hanno dei pesi specifici diversi e quelle più leggere continuano a permanere, depositandosi lentamente sul fondo con il passare dei mesi, ed è per questo che alla Fattoria di Selvapiana ne eseguiamo fino a tre, per ottenere un vino limpido, chiaro e stabile. Usiamo la tecnica del Travaso all’Aria, che consiste nel travasare il vino in un contenitore aperto posto più in basso, azione che favorisce l'ossigenazione del vino, protegge da eventuali problemi di riduzione ed elimina odori sgradevoli causati dalla fermentazione. A un mese circa dal termine della vinificazione, dopo la fase di pressatura, si procede con il travaso in modo da ripulire nel tempo il vino dalla parte fecciosa. Questo primo travaso del vino ha lo scopo di eliminare la feccia che si è andata a depositare sul fondo del recipiente. A Selvapiana dopo le due fermentazioni abbiamo la tradizione di effettuare due travasi in più al fine di poter mettere i vini in affinamento il più puliti possibile. È importante effettuare questo passaggio con estrema cura e attenzione per evitare alterazioni nel vino. Questa fase è molto delicata e richiede molto tempo ed attenzione per essere svolta nei tempi e nei modi corretti. A fine inverno o inizio primavera bisogna travasare nuovamente il vino. E' importante che questi travasi siano fatti prima che arrivi la stagione calda, periodo nel quale è sempre sconsigliabile far subire al vino degli “spostamenti” che ne potrebbero alterare lo stato chimico. Anche in questo caso la nostra esperienza e le conoscenze tecniche ci permettono di evitare l'utilizzo di sostanze coadiuvanti o stabilizzanti. Generalmente nei vini bianchi e giovani il processo finisce qui e si procede all’imbottigliamento, mentre in quelli rossi e in quelli bianchi destinati all'invecchiamento si eseguono in primavera ulteriori travasi annuali, sempre per preservarne colore e proprietà.


La recensione di Bruce Sanderson nell’Insider Weekly Newsletter di Wine Spectator

La recensione di Bruce Sanderson del Bucerchiale 2016 è stata inclusa nell'Insider Weekly Newsletter di oggi, il vino è stato il suo Value Pick of the Week! "VALUE PICK OF THE WEEK ITALY SELVAPIANA Chianti Rufina Bucerchiale Riserva 2016 93 points | 1,900 cases imported | Red Tasting Note: Dark and brooding, this red features ripe black cherry, blackberry, wild herb, earth and iron flavors. Gains in richness, density and ripeness what it loses in freshness, though shows fine balance and length. Drink now through 2028. —B.S."


Vigneto Erchi 2017 premiato dall’Associazione Italiana Sommelier

Il nostro vino SELVAPIANA CHIANTI RUFINA VIGNETO ERCHI RISERVA 2017 ha ottenuto il massimo riconoscimento delle QUATTRO VITI nella settima edizione della Guida ai Vini d’Italia VITAE, edita dall’Associazione Italiana Sommelier. Ricordiamo che la consueta degustazione di tutti i vini premiati e la consegna degli attestati ai Produttori, prevista a Roma presso la Nuvola di Fuksas per sabato 28 novembre 2020, quest’anno purtroppo non sarà realizzata in presenza.


Vendemmia 2020

Anche quest'anno alla Fattoria di Selvapiana abbiamo concluso con soddisfazione la raccolta dei frutti delle nostre vigne. In questa galleria di foto vi raccontiamo una storia che si tramanda da generazioni e che si rinnova ogni anno


Bucerchiale dal 1958 al 2013, la verticale di Sabrina Somigli su Intravino.com

"Bucerchiale Fattoria di Selvapiana, la verticale dal 1958 al 2013 Occasione ghiotta per parlare della Rufina, la mia terra. Di proposito non parlo di Chianti Rufina, ma semplicemente di Rufina, perché questo piccolo territorio, la meno vasta delle sottozone chiantigiane, che ha meno di 1000ha vitati iscritti all’albo, ha poco a che vedere col resto della denominazione.  Questo non per celebrare la superiorità di un territorio rispetto ad altri, o giocare a chi ce l ha più lungo tra i Chianti, semmai  a chi ce l’ha più alto, visto che la Rufina è comunemente indicata come il più alto tra i Chianti. Lo è per altitudine con vigneti, che nella zona di Dicomano e Diacceto non faticano ad arrivare ai  400 metri slm. Ma lo è anche per latitudine; la zona di Rufina è l’estrema punta settentrionale della  grande denominazione Chianti, incastonata nell’Appennino, ai piedi del Monte Falterona, dove ha inizio il corso dell’Arno. Facile intuire come la sommatoria di questi due fattori possa essere riconducibile a una estrema diversità di questo territorio rispetto alle altre sottozone chiantigiane. Terra ancora piuttosto selvaggia, boscosa, terra di fronte in tempo di guerra, ancora poco battuta dai flussi turistici, benché a due passi da Firenze. La Rufina è particolarmente legata al sangiovese, che da queste parti si caratterizza per l’innata freschezza e per quel tannino Rufinese spesso riconoscibile. Vini dal carattere riservato, meno immediati e beverini di  altri Chianti,  con una capacità di invecchiamento importante. Eleganti e misurati, si esprimono al meglio nel tempo, con qualche anno sulle spalle. Il territorio di Rufina si snoda principalmente lungo il fiume Sieve, dove si possono identificare due aree: l’alta valle della Sieve, più stretta e ripida tra Dicomano e Colognole, e una parte centrale, da Rufina a Pontassieve,  dove la valle si allarga,  e la Sieve si congiunge all’Arno. Altre due aree completano il territorio: la conca che guarda a ovest che sale da Molino del Piano verso Doccia per poi riscendere a Sieci e la Valle di Pelago che si snoda lungo la statale del Passo della Consuma, e che rappresenta la porzione più a sud della denominazione che include anche la DOC Pomino, particolarmente vocata per pinot nero e chardonnay. Ed è nella porzione centrale, nel cuore della denominazione che si trova la Fattoria di Selvapiana, versante sinistro della Sieve. La Fattoria Selvapiana è per Rufina un riferimento qualitativo e storico, grazie anche alla Riserva Vigneto Bucerchiale, uno dei primi esempi toscani di vino aziendale di punta ottenuto da singolo vigneto. La proprietà è gestita dai fratelli Silvia e Federico Masseti Giuntini, conta circa 56 ha vitati e vanta uno storico di annate tra Riserva e Vigneto Bucerchiale (dal 1982 la Riserva diventa Riserva Vigneto Bucerchiale) che arriva al 1948. La verticale dal Chianti Rufina Riserva 1958 alla Riserva Vigneto Bucerchiale 2013 Poter assaggiare più annate di uno stesso vino va ben oltre la mera valutazione delle capacità evolutive  dello stesso o delle migliori annate; è una lettura storica di un territorio, i cui cambiamenti sociali importanti si sono riflettuti sulla gestione agricola e di conseguenza sul vino stesso. Negli anni 50 e 60 la fattoria di Selvapiana era ancora gestita col sistema della mezzadria, i poderi erano coltivati a promiscuo e le viti erano molto vecchie. La maturazione del vino avveniva in botti di castagno e la malolattica era attivata con il sistema del governo all’uso toscano. Il chianti era ancora realizzato con la formula tradizionale che ammetteva anche le uve bianche. Chianti Rufina Riserva 1958: da una terra ancora segnata dal passaggio del fronte di guerra, un vino che regala tuttora il frutto integro. Io nemmeno ero nata e lui trattiene la ciliegia. Ancora cenni di sangue, china, erbe macerate. Il terziario non è compresso, si snoda pulito al naso. In bocca una punta di tannino viva e vegeta a 62 anni. Da una vigna promiscua con abbondante canaiolo, sangiovese, colorino, trebbiano e malvasia. Nel bicchiere poi cede a col tempo, ma solo dopo aver fatto la sua gran figura. Senza se e senza ma. Chianti Rufina Riserva 1965: la balsamicità, che si legge in resina e sentori di cipresso; poi cuoio e caffè d’orzo. Al colore si presenta più scarico del precedente, in bocca ha equilibrio e l’aspetto tannico avvertibile ancora nell’annata 58 qui è completamente fuso in un sorso morbido  e levigato. Chianti Rufina Riserva 1973: il vino della seconda giovinezza. Escluso per molti anni dagli assaggi è stato riscoperto negli ultimi 5 anni. Come se avesse subito una sorta di risveglio dal coma di quella grandinata del settembre del 73 che compromise gran parte della produzione.  È il campione col naso più altalenante, tra tabacco, canfora, cenni di rabarbaro, il terroso che arriva a tratti e anche liquirizia. Ma in bocca ha presa alcolica e persistenza grazie a una spiccata sapidità. Dal 1974, a seguito del decreto che impone la fine del contratto mezzadrile,  le cose cambiano in agricoltura e la fattoria in generale inizia ad essere intesa come un’azienda con la conseguente introduzione di nuovi sistemi colturali e il vigneto da promiscuo diventa specializzato. A Selvapiana il processo di conversione dei vigneti si completa nel 1978; le densità di impianto di allora (3500 piante/ha) erano comunque basse per i criteri attuali. Chianti Rufina Riserva 1978: è il primo anno in cui la riserva viene prodotta con sole uve sangiovese e Selvapiana inizia la collaborazione con Franco Bernabei, tuttora in essere.  È il vino del cambio di marcia, che ha polpa e lo si vede al colore più scuro e ricco, e al naso più esuberante di frutto nero , prugna, evidenze ematiche e canfora. Dal castagno si passa alla vinificazione in botti di rovere. Chianti Rufina Riserva 1980: l’intatto. Vino che non svolse la malolattica, conserva un naso veramente fresco, intatto nel piccolo frutto nero e in tenui cenni floreali (??). Bocca che chiude asciutta e decisa nella capacità di trattenere un tannino perfettamente integrato e saporito. Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1982: è il primo anno in cui compare il nome Bucerchiale in etichetta. L’82 è considerata la grande annata, per andamento climatico e maturazione delle uve, ma a dispetto di ciò è il vino che si presenta meno in forma di tutti, attraversato, al momento, da una leggera nota evolutiva. Prevalgono sentori di cuoio e pelliccia, liquirizia e tabacco secco. Chiusura di bocca leggermente amara. Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1985: considerata una “vendemmia unica”, dopo la gelata dell’85 che causò una sorta di diradamento naturale delle uve, i pochi grappoli superstiti si rivelarono concentratissimi e raggiunsero una ottima maturazione grazie all’andamento climatico primavera-estate regolare. Ed è unico anche al sorso, ma prima di tutto alla vista: rubino intatto, nessun cenno granato. Al naso è macchia mediterranea e mentolato, ha un sorso denso e pieno,  e rivela una struttura solida grazie anche alla presenza di un tannino vivo e scattante. Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1990: cambia la vinificazione, il periodo di maturazione si allunga a 30 giorni ed il legno piccolo è già entrato in azienda. Carnaceo, molto compatto al colore e nello sviluppo: geranio, sambuco, terra e sottobosco. In bocca è sodo, polposo, qui il tannino che caratterizza il Bucerchiale di Selvapiana inizia a manifestarsi in modo evidente. Chiusura di bocca piacevole di spezia. Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1993: il tipico. Da un annata “classica” per andamento climatico, con inverno mite, primavera fresca e estate con temperature inferiori alla media degli ultimi anni, ecco il vino più rufinese di tutti. Macchia mediterranea, susina, ribes rosso, cenni di maggiorana e pepe bianco. La bocca è ricca con una freschezza penetrante che equilibra la concentrazione. Tannino vivo senza eccedere. Bella persistenza su toni freschi di ginepro e alloro. Chianti Rufina Riserva 1997: “il falso mito”, da queste parti la 97 non è stata l’annata del secolo. Una gelata in aprile compromise gran parte della produzione e infatti Selvapiana non esce con Bucerchiale, ma con la menzione riserva, con le uve provenienti da più vigneti.  Il naso ha leggeri sentori evolutivi di rabarbaro, frutto in confettura e cenni di pomodoro. La bocca a dispetto del naso è rilassata ed equilibrata, con un finale di buona lunghezza, che riporta a confettura di mirtilli e alla ghiaia. Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 1999: eterna giovinezza. Vino che a 21 anni è ancora timido e si rivela piano piano regalando grande soddisfazione al palato. Frutto integro e nitido tra ciliegia e ribes, balsamico e sanguigno anche questo 99 rivela un carattere molto territoriale rufinese e un po’ restio a mostrarsi subito in tutta la sua ricchezza e eleganza. Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 2013: riparliamone tra una decina di anni. Per i vini della Rufina 7 anni  sono l’infanzia con tutta l’energia esuberante della giovinezza, tra freschezza pronunciata e tannini che scalpitano. Il sangiovese giovane che sfodera anche i sentori di acciughina, la ciliegia fresca, tratti vegetali che lo rendono appena acerbo. Diamogli il tempo che si merita. Rufina è una parola sdrucciola, ma ahimé molti sdrucciolano proprio sull’accento. Perfino l’altoparlante della stazione di Pontassieve che annuncia le fermate del treno locale, ne sbaglia la pronuncia ponendo l’accento sulla i. Ogni mattina una fitta in pancia per noi poveri pendolari. Segnamocelo, si dice Rùfina con l’accento sulla U." http://www.intravino.com/primo-piano/bucerchiale-fattoria-di-selvapiana-la-verticale-dal-1958-al-2013/


Maggio 2019 – Ultime Recensioni da Monica Larner

     


Wine Enthusiast – “Top 100 Cellar Selections of 2018”

Selvapiana è stata inclusa nell'articolo su Wine Enthusiast intitolato “Top 100 Cellar Selections of 2018” grazie alla recensione pubblicata lo scorso Luglio del 2013 Chianti Rufina Riserva “Bucerchiale” DOCG, che si è piazzato al 43° posto con 94 punti. Questa la recensione completa ed originale: This opens with enticing scents of blue flower, ripe dark-skinned berry, new leather, vanilla and sandalwood. Elegant and full-bodied, the palate delivers crushed raspberry, wild cherry, truffle and chopped herb, while intense licorice notes linger on the long finish. Fine-grained tannins and bright acidity provide impeccable balance. Drink through 2025. Di seguito il link all'articolo sul sito Wine Enthusiast: https://www.winemag.com/buying-guide/selvapiana-2013-vigneto-bucerchiale-riserva-chianti-rufina/


Riscopri il Chianti Classico di Kerin O’Keefe

Il Chianti non ha sempre avuto la migliore reputazione, ma sta iniziando a cambiare. Incontra i produttori che hanno investito nei loro vigneti per produrre bottiglie di alta qualità che sono ancora accessibili. Kerin O'Keefe, Wine Enthusiast Magazine - Download PDF


Wine Enthusiast Selvapiana Classy Chianti 94 punti

Wine Enthusiast Selvapiana Classy Chianti 94 punti.


Puntando i riflettori sul Chianti Rufina

Chianti Classico is not the only Chianti. Just ask Federico Giuntini Masseti of the estate Fattoria Selvapiana. “In the wine world, the Chianti that is good and expensive for the consumer is the Chianti Classico,” he told me over lunch, as we sipped his exquisite and criminally underpriced single-vineyard Chianti Rufina called Vigneto Bucerchiale. “All the rest must be cheap, simple and you drink it when you are at university and you have no money.” There was a sly smile at the corner of his lips, but I’m sure the perception problem he was describing is not entirely a laughing matter. Continua a leggere su www.openingabottle.com


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